Un colpo di fucile, una villa a Seattle, un biglietto d’addio. E la fine di un’epoca. Il 5 aprile 1994, Kurt Cobain veniva trovato morto nella sua casa. Aveva 27 anni ed era il simbolo fragile e potentissimo di una generazione e del grunge style. Il medico legale della contea di King concluse che si era trattato di suicidio, una ferita autoinflitta con un fucile Remington modello 11 calibro 20. Il caso fu archiviato. Oggi, a distanza di trentadue anni, una nuova indagine forense riapre il mistero: secondo una squadra indipendente di specialisti, il frontman dei Nirvana potrebbe essere stato ucciso.
Un gruppo non ufficiale di scienziati forensi del settore privato ha riesaminato i materiali dell’autopsia e le fotografie della scena del crimine. Tra loro Brian Burnett, esperto in casi complessi che coinvolgono overdose e traumi da arma da fuoco, già noto per aver messo in discussione conclusioni ufficiali in altri casi controversi. Lo studio è stato sottoposto a revisione paritaria ed è stato anche accettato per la pubblicazione sull’International Journal of Forensic Science.
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