La Firenze che resiste: viaggio nel «mangificio» di via dei Neri, dove dieci botteghe non se ne v…

di Furio Piccione

La Firenze che resiste: viaggio nel «mangificio» di via dei Neri, dove dieci botteghe non se ne v…

| venerdì 24 Luglio 2026 - 11:26

Il barbiere, l’elettricista, il gastronomo, il negoziante di dischi e anche qualche residente: «Per restare ancora qua? Ci vuole passione»

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Negozi di souvenir al posto delle mesticherie, ristoranti al posto dei macellai, shake cafè al posto degli artigiani. Via de’ Neri, negli ultimi vent’anni, ha cambiato radicalmente volto, trasformandosi nella cosiddetta strada del mangificio, soprannominata Borgunto, dove orde di turisti divorano schiacciate, panini e tranci di pizza seduti sugli scalini a pochi passi da quei portoni dove resistono ancora pochi residenti di fronte all’avanzare degli airbnb. Così come resistono alcuni commercianti, poco meno di una decina. C’è un’insegna storica con scritto Acconciature, anacronistica e poetica.

Dentro c’è Matteo, parrucchiere qui da 51 anni. Mentre muove le dita sulle forbici in stile mitragliatrice, racconta la storia di questo luogo: «Siamo tra le ultime attività storiche rimaste. La mia clientela è fatta perlopiù di fiorentini, clienti affezionati, ma ultimamente sono aumentati i turisti. Qui resterà sempre un negozio di parrucchiere, io tra poco smetterò ma c’è già una prospettiva per sostituirmi». Per questo, dice Matteo, «bisogna ringraziare la proprietaria dell’immobile che ha sempre voluto mantenere nel suo fondo un barbiere». Sarebbe stato facile, negli anni passati, trasformare il parrucchiere in ristorante, e forse più redditizio economicamente. D’altra parte, è la storia di molti fondi nel centro storico fiorentino, che mutano pelle: da appartamenti a strutture ricettive. In via de’ Neri succede raramente che, entrando in un negozio, si senta parlare fiorentino. L’elettricista è uno di questi, e fa strano trovare un elettricista in questa strada. «Per resistere in questa via abbiamo diversificato la nostra attività. Se prima eravamo soltanto elettricisti, adesso vendiamo di tutto, andando a colmare quei vuoti lasciati dai negozi che hanno chiuso». E quindi mesticheria, ferramenta, a tratti negozio informatico con vendita di prodotti per il cellulare. «Se prima lavoravamo con i residenti, adesso tra i nostri clienti ci sono soprattutto i proprietari degli Airbnb». E qualche turista. Tra i fiorentini affezionati a questo negozio c’è la signora Jolanda, 91 anni, che abita accanto all’Antico Vinaio: «Non è facile vivere qui, prima ci conoscevamo tutti, ora ci sono soltanto locali per mangiare, che talvolta lasciano sporco davanti ai nostri portoni». Compra un ventilatore, poi saluta e se ne va. A pochi passi dall’elettricista, ci sono Paola e Francesca del bar omonimo. «Siamo qui da 22 anni. Prima c’erano tanti fiorentini, si parlava, c’erano rapporti umani – dice Francesca – Oggi è più difficile, quasi tutti i nostri clienti sono turisti e avviare una conversazione è più difficile. Ci adeguiamo». Lavora qui Cinzia, che abita in un palazzo proprio in via de’ Neri: «Nel mio palazzo ci sono soltanto tre residenti contro undici appartamenti destinati al turismo».

Poco oltre c’è La bottega, specialità alimentari dal 1954. Dentro c’è Maria Novella, fiorentina di nome e di fatto. «Qui si vendono salumi e formaggi dal 1922. Nel 1954 ha rilevato questo negozio il nonno di mio marito, poi è passato a mio suocero e adesso a noi». Adesso naturalmente l’offerta si è adeguata alla domanda. Sempre più prodotti per turisti, ma «è un turismo di qualità, fatto soprattutto da famiglie che scelgono senza fretta i prodotti del territorio». Alla parete, tra alcuni cartelli scritti in inglese, ci sono le foto dello scudetto della Fiorentina, la foto autografata di Giancarlo Antognoni. Tra le attività storiche, oltre a Contempo Records, il negozio di dischi dove Roberto Baggio era di casa, ci sono la gelateria de’ Neri, la pizzeria di Patrizia, l’orafo Arco d’oro, il parrucchiere Aveda, la trattoria Da Benvenuto e il gastronomo Marco, a pochi passi da via de’ Benci: «Sono qui da 51 anni. Resistiamo in questa strada grazie ai fiorentini che lavorano in zona e vengono qui a prendersi il pranzo. Ma è difficile sopravvivere, io non ho figli e quando andrò in pensione non so cosa accadrà a questo negozio. Se negli anni Settanta avevamo clienti residenti a cui portavamo anche la spesa a casa, oggi che il centro si è spopolato ci siamo reinventati con le pause pranzo. Ho visto cambiare radicalmente questa strada, con tanti proprietari di appartamenti (avuti in eredità) che hanno deciso di trasformare la casa in struttura ricettiva. Per restare ci vuole passione».

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