Trasversale il cordoglio che sta arrivando in queste ore alla famiglia
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(LaPresse) È morto Umberto Bossi. Il fondatore della Lega Nord, noto a tutti come il Senatur, aveva 84 anni ed era ricoverato in ospedale a Varese. Nato a Cassano Magnago, in provincia di Varese, il 19 settembre 1941. Dopo la maturità scientifica, si iscrive all’università senza terminare gli studi. Sposatosi due volte e padre di quattro figli, Riccardo, Renzo, Roberto Libertà ed Eridano Sirio, la passione della vita è stata la politica.
Il 12 aprile 1984, nello studio di Varese del notaio Franca Bellorini, arriva la firma dell’atto fondativo della Lega Autonomista Lombarda.
Alle elezioni politiche del 1987, Bossi viene eletto senatore per la prima volta e si guadagna così il soprannome di ‘Senatùr’, ma dopo i primi, grandi raduni di Pontida la vera svolta arriva nel 1994, quando avviene la prima esperienza di governo come alleato della neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi, che cade proprio sotto i colpi del Carroccio.Il ‘Senatùr’ invoca intanto la secessione per il Nord con uno slogan diventato celebre: "Roma ladrona, la Lega non perdona".
La pace con Berlusconi lo riporta al governo nel 2001 come ministro delle Riforme istituzionali, ma continua a portare avanti le sue battaglie politiche per l’autonomia del nord.
A fermare almeno momentaneamente Bossi è l’ictus che lo colpisce l’11 marzo 2004. Il Senatur affronta una delicata riabilitazione in una clinica svizzera e riappare dopo diverso tempo su un palco per un comizio. Da qui inizia una fase complicata per il partito, che ha il suo culmine con le dimissioni di Bossi da segretario il 5 aprile 2012. Lo sostituiscono prima Roberto Maroni e poi, dal 2013, Matteo Salvini. Riappare ancora in Parlamento per il voto che porta alla rielezione di Sergio Mattarella al Quirinale, ma la sua presenza è sempre più sporadica, fino ad arrivare alla morte. Per i leghisti Bossi resterà però per sempre il ‘Capo’ con il sigaro in bocca che ha segnato gli ultimi 40 anni della storia politica italiana.
