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L’impatto emotivo dell’addio a Franco Baresi, la certezza fortissima di quanto la sua gente l’abbia amato e di come il Milan conservi nel proprio pantheon un tesoro di identità e appartenenza, mi fa prendere molto male la polemica scoppiata a Firenze tra il club viola e Giancarlo Antognoni. Quest’anno la Fiorentina compie cent’anni, e il rapporto col suo campione più famoso – con la sua bandiera, per citare la parola magica che tutti rimpiangono “in questo calcio moderno che pensa solo ai soldi” – si è da tempo sfilacciato. Antognoni ha lavorato per il club, che ha poi preso altre strade scegliendo nuove figure. Com’è legittimo.
Solo che il dopo-carriera dei grandi campioni che hanno vestito una sola maglia è complicato, perché da dirigenti risulta impossibile mettersi sul mercato: vedreste mai Paolo Maldini in un club diverso dal Milan? Non a caso in queste settimane se ne è parlato per il tentativo abortito di lavorare in Federcalcio, per la Nazionale, l’unica altra squadra di una carriera mitologica. Riuscite a immaginare Javier Zanetti fuori dall’Inter? O lo stesso Antognoni dirigente del Napoli? Oppure Totti all’Atalanta? O magari Chiellini al Bologna? Naturalmente no. Se fai l’allenatore cambiare squadra è una necessità, e infatti l’unica vera bandiera ad aver accettato quel destino è Daniele De Rossi, l’eccezione che conferma la regola. Da dirigente puoi lavorare per il tuo club storico oppure per la Nazionale, è successo di recente a Buffon. Com’è normale che sia, l’amore limita il mercato. Degli attuali direttori sportivi della serie A, del resto, quasi nessuno ha un passato da giocatore notevole. La questione della maglia ritirata si presta a numerose interpretazioni: un gesto di rispetto nei confronti del campione, ma anche la sottrazione di un sogno ai ragazzi, come spiegò una volta Alessandro Del Piero a proposito della numero 10 della Juventus: “È una maglia mitica indossata nel tempo da grandi campioni, è giusto che un giovane aspiri a vestirla un giorno”. Al Napoli non è più possibile, forse perché Diego Maradona è il meno riproducibile dei fuoriclasse, forse perché i tempi in cui potevamo permetterci il calciatore migliore del mondo non torneranno più. Joseph Commisso, che ha ereditato la Fiorentina dal padre Rocco, in occasione del centenario in arrivo ha teso la mano ad Antognoni, perché quando ci si separa il nervosismo è nelle cose, ma ci sono storie che trascendono il qui e ora, stanno sopra a tutto. Commisso ha proposto il ritiro della 10 per un anno, e possiamo giudicarlo tanto o poco ma è comunque un gesto, che però Giancarlo non ha preso bene. Anzi. Francamente non ho idea se esista una ragione e un torto, ma so che i campioni – specie quelli che non se ne sono mai andati, rinunciando per questo ai trofei che avrebbero vinto altrove – appartengono innanzitutto alla gente. E quindi un accordo va trovato. Per lo stesso motivo mi risulterebbe assurdo non vedere coinvolto Francesco Totti nel centenario della Roma, anch’esso imminente. Le bandiere sono fatte per sventolare, non per essere riposte mal piegate in un armadio.