Nell’exclave spagnola di Ceuta — città di 85 mila abitanti che si trova, come la «sorella» Melilla, sulla costa nordafricana del Mediterraneo ed è circondata, a eccezione dell’affaccio sul mare, dal Marocco — si assiste a un remake di quanto avvenne nel maggio 2021 quando, nel giro di 48 ore, circa 10.000 migranti varcarono illegalmente il confine.
Nei giorni scorsi le autorità di Ceuta avevano lanciato l’allarme, dal momento che si era andato intensificando il numero di persone, perlopiù di cittadinanza marocchina ma non solo, che raggiungevano a nuoto le spiagge della città. Già mercoledì scorso si calcolava che in una settimana fossero arrivati sulla costa, a forza di braccia, dai 1.500 ai 2.000 migranti, un numero esorbitante rispetto alla capacità delle strutture di accoglienza dell’exclave che possono ospitare solo 500 persone. Tanto più che molti dei nuovi arrivati avevano bisogno di cure mediche. L’ingresso clandestino via mare può rivelarsi pericoloso, al punto che qualcuno non ce la fa: si calcola che quest’anno il tentativo si sia rivelato fatale per almeno 40 migranti. E solo nelle ultime 24 ore le vittime accertate sono state 18.
La situazione si è poi enormemente aggravata ieri mattina, quando migliaia di persone — soprattutto giovanissimi, molti dei quali minorenni, ma anche adulti e intere famiglie con i bambini — si sono ammassate sul lato marocchino del confine con Ceuta (nel tardo pomeriggio, secondo la tv pubblica spagnola Tve, la fila di persone dirette verso il confine aveva raggiunto i 5 chilometri). E, a partire dalle 11 del mattino, gruppi di migranti hanno iniziato a buttarsi in mare in massa, per circumnavigare a nuoto il piccolo molo delimitato da una rete che si inoltra in mare solo per pochi metri a dividere i due Paesi. E quando l’afflusso si è fatto particolarmente intenso, in molti hanno iniziato a superare il confine anche via terra, percorrendo il molo dal lato marocchino, aggirandone la recinzione proprio sulla punta e poi ripercorrendolo in direzione opposta sul lato spagnolo.