Il concerto a Lido di Camaiore dove il cantautore australiano ha ammaliato l’immensa platea
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A 68 anni puoi metterti le pantofole o essere Nick Cave. Nel secondo caso, giri il mondo a conquistare adepti, quasi fosse una religione. E qualcosa di vicino al divino si è compiuto venerdì a La Prima Estate di Lido di Camaiore. Dove il cantautore australiano ha ammaliato l’immensa platea restituendo ventuno gemme da una discografia decennale. Prima del concerto, le campane.
Quindi si vola altissimo con «Get Ready for Love», un crescendo di rock, di blues, di soul che culmina nella luce potentissima del gospel. La cerimonia prosegue con gli estratti dal Vangelo secondo Cave, dove il confine del palco viene abbattuto dalle intemerate del cantautore australiano: dal suo rapporto viscerale con un pubblico da stringere e da consolare per ricevere in cambio la stessa energia. Se con Joy (dall’ultimo, imprescindibile, Wild God) e Into My Arms è difficile non piangere – ma è un pianto miracoloso -, non mancano le sorprese, come i 15 minuti dell’intensa e spietata «Hollywood», né i pezzi dell’era punk, diciamo così, come le infuocate Hanry Lee, Tupelo, o i capolavori, tra i capolavori, The Mercy Seat e The Weeping Song. Sul palco i Bad Seeds, l’inseparabile Warren Ellis, un coro gospel, e (sorpresa!) Jonny Greenwood dei Radiohead.