Ce l’ha messa tutta; anzi, lui e la sua famiglia ce l’hanno messa tutta, nonostante quella diagnosi pesantissima, pur di curarsi e di studiare insieme, pur di non rinunciare a una delle due. C’era il Covid, alle spalle, che aveva dimostrato la possibilità di fare lezione da casa, c’è l’istruzione domiciliare, e su questi diritti Gioele (nome di fantasia, ndr) e i suoi genitori hanno creduto di poter contare. Ma di fronte si sono trovati «un muro invalicabile di burocrazia, disorganizzazione» e di «indifferenza». Che è ciò che fa più male e «rende il cuore pesante» a una mamma, decisa a far conoscere la sua storia «di diritto allo studio negato e di fallimento dell’inclusione scolastica» purché non ricapiti più a nessuno. Suo figlio, tra mille difficoltà rimandato in tre materie, alla fine ha preso una decisione «di dignità»: ha deciso di non presentarsi agli esami di riparazione e di ripetere l’anno, nella stessa scuola che per mesi non gli ha quasi mai rivolto «un umano “come stai?”».
Questa triste storia la mamma di Gioele, studente 16enne di un istituto dell’Appennino bolognese, con una grave patologia cardiaca come la perimiocardite acuta, diagnosticata l’anno scorso, l’ha voluta raccontare direttamente anche al ministero dell’Istruzione e all’Ufficio scolastico regionale con una lettera aperta, chiedendo loro risposte: «Com’è possibile che nel 2026 un ragazzo con una grave patologia cardiaca e una diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento venga abbandonato a se stesso? Chi risponde del danno psicologico, biologico e formativo recato a un minore? La scuola dovrebbe essere il primo presidio di inclusione e legalità; in questa vicenda, ha rappresentato soltanto un muro di indifferenza».