L’omosessualità è una malattia?
Nel 1972 uno psichiatra, il dottor John Fryer, salì sul palco dell’American Psychiatric Association indossando una maschera di Richard Nixon. E, parlando con un microfono che distorceva la voce, dichiarò di fronte a centinaia di colleghi di essere omosessuale. Non poteva mostrarsi, altrimenti avrebbe rischiato di perdere il lavoro, di rimanere isolato. Quel discorso però aprì comunque le porte a un percorso durato quasi vent’anni.
Finalmente, nel 1990, l’Organizzazione mondiale della sanità riconobbe l’omosessualità come una "variante naturale del comportamento umano".
Non più una malattia mentale, non più qualcosa da non poter rivelare e vivere liberamente. Ma ancora oggi in oltre 60 Paesi al mondo, amare una persona dello stesso sesso è ancora considerato un reato.
Una piccola battaglia vinta di una rivoluzione ancora incompleta
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