Aveva fatto credere alla sua collega, una gardenese con la quale aveva lavorato in una struttura alberghiera dell’Alto Adige, di trovarsi in una situazione familiare drammatica: le aveva detto che la figlia, incinta, era in fin di vita in una clinica svizzera. La spesa da sostenere, per garantirle le cure, era esorbitante: 1.700 euro al giorno. In questo modo, aveva indotto la collega, mossa dalla compassione, a effettuare sostanziosi versamenti di denaro.
