Mario Puccini, storia di un post impressionista a Livorno

di Redazione

Mario Puccini, storia di un post impressionista a Livorno

| lunedì 05 Lug 2021 - 15:02

Livorno, 5 lug. (askanews) – Una storia di pittura, colore, malattia mentale; una storia livornese che assume una sfumatura più ampia, nel racconto di uno dei modi in cui l’arte ha attraversato il passaggio tra l’Ottocento e il Novecento, cogliendo le suggestioni che attraversavano l’Europa. In questo senso è significativa la definizione di "Van Gogh involontario" che Emilio Cecchi ha coniato per Mario Puccini, pittore livornese che ha lavorato accanto ai maestri Macchiaioli come Fattori e Lega, e a cui ora il Museo della Città di Livorno dedica una mostra ricca e documentata, in grado di ricostruire le varie fasi della sua vita e della sua carriera.

La vicenda pittorica di Puccini, e da qui la lettura vangoghiana, non è scindibile dalla sua vicenda personale, considerazione che, ovviamente, vale per ogni artista, ma in certi casi vale di più. La sua vena coloristica, infatti, si è manifestata dopo cinque anni di internamento per malattia mentale, una "demenza primitiva", così venne definita dai sanitari dell’epoca, che lo dimisero, ma continuarono a considerarlo "non guarito". Oggi, guardando i suoi dipinti, si può forse dire, anche in relazione alle metodologie di cura adottate allora, che questa non guarigione sia stata la sua salvezza e il motore creativo della sua ricerca.

La mostra, curata da Nadia Marchioni, presenta oltre 140 opere divise in otto sezioni e si basa principalmente sulla collezione fiorentina di Gustavo Sforni, ma vanta prestiti dalla Galleria d’Arte moderna di Roma e dagli Uffizi di Firenze, oltre che una serie di confronti tra Puccini e altri pittori, a partire dal maestro Fattori e dal necessario tentativo di superare la sua lezione.

Tra ritratti e paesaggi agresti, tra dipinti smaglianti che rimandano alla grande lezione del post impressionismo, emerge anche una sorta di storia visiva di Livorno e in particolare del suo porto, così che, una volta usciti dalle sale espositive, si guarda alla città con una consapevolezza e una curiosità diverse.

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