Li facevano sparire scollegando il Gps, per poi «taroccarli» riverniciandoli e cambiando i dati identificativi e spedirli in Libia o in Arabia Saudita, dove avevano già pronti i compratori.
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Noleggiavano dei mezzi da cantiere come sollevatori telescopici, escavatori e altri macchinari, fingevano di consegnarli in qualche cantiere e poi li facevano sparire scollegando il Gps, per poi «taroccarli» riverniciandoli e cambiando i dati identificativi e spedirli in Libia o in Arabia Saudita, dove avevano già pronti i compratori. Questo, in sintesi, è il modo in cui operava un sodalizio criminale sgominato dalla squadra di Polizia giudiziaria della Polizia stradale dell’Emilia-Romagna. In tutto sono 17 gli indagati nell’ambito dell’operazione «Benna», accusati a vario titolo di "appropriazione indebita, furto, ricettazione e riciclaggio di veicoli industriali, falso documentale, materiale e ideologico". Per sei di loro è stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari, ma poi uno dei sei, che fa base a Roma ed era il responsabile della «taroccatura» dei mezzi, si è visto aggravare la misura dopo essere evaso dai domiciliari e venerdì è stato portato in carcere. Sequestrati, infine, «12 mezzi d’opera, due semirimorchi, due autocarri e tre auto», del valore di oltre 1.800.000 euro. A far scattare le indagini, spiegano in conferenza stampa i funzionari della Polstrada e il dirigente della Sezione di Bologna Gianluca Porroni, è stato il sequestro di due mezzi messo a segno a marzo dell’anno scorso nel porto di Ravenna da parte della Polstrada ravennate. I due macchinari erano stati noleggiati da una ditta di Vicenza, ufficialmente per essere utilizzati in un cantiere a Bomporto, nel modenese, ma dopo essere effettivamente passati da Bomporto erano stati spostati a San Lazzaro, dove sono state rimosse le targhette identificative.