L’ex governatore della Puglia al Salone del Libro con un giallo che parla alla cronaca: «Anche una prova che pare schiacciante a volte può tradirti»
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Come si direbbe in questi casi, ci sono dei temi «mainstream» a questo Salone del Libro di Torino: Trump primo fra tutti, seguito dallo stretto di Hormuz, dalla crisi dell’informazione e della benzina. Meno dibattuto il tema della giustizia. L’unico a evocarlo, è Michele Emiliano, magistrato, già sindaco di Bari ed ex presidente della Regione Puglia e autore di L’alba di San Nicola (Solferino) allo Spazio Corriere. «L’errore è implicito nel sistema. È talmente implicito che bisogna muoversi con una cautela estrema in principio del favor rei (in caso di dubbio o di successione di leggi diverse nel tempo, si deve sempre applicare la norma o l’interpretazione che risulta più vantaggiosa per l’accusato, ndr). Sembra una cosa fatta per i colpevoli, in realtà è il principio di prudenza che dovrebbe essere applicato con grande attenzione, perché la prova schiacciante a volte può tradirti». Il romanzo di Emiliano è un giallo ambientato nel 1911, e si apre con l’omicidio di una giovane donna in cerca di emancipazione. Un delitto che vede la colpa ricadere sul sospettato più facile. Una storia che dal passato parla chiaramente al presente: Garlasco, Erba, e tutti quei casi che ritornano anni dopo, ribaltando moventi, colpevoli, perfino le armi del delitto. «A me è capitata persino una confessione di un’omicidio in una intercettazione telefonica e noi sapevamo che non era stato quello che stava parlando perché avevamo altrettante prove schiaccianti e diverse – spiega Emiliano, in dialogo con Angelo Rossano, caporedattore digital di Corriere Torino -. Temo che la cautela con cui stampa, pubblico, magistrati e investigatori si debbano muovere in una scena di un delitto è estrema». (Federica Vivarelli)
