Il 25 settembre 2005 Federico è in macchina con altri ragazzi, direzione Ferrara; sta rincasando dopo aver ascoltato un concerto in un centro sociale di Bologna. Ha 18 anni, frequenta il quarto anno dell’ITIS elettronica, e come hobby suona il clarinetto. Durante la serata ha bevuto un paio di birre e assunto piccole quantità di droga: per gli amici è lucido, tranquillo. Verso le 5:00 saluta la sua comitiva e decide di proseguire a piedi, come era sua abitudine fare; con sé ha il cellulare ma è senza documenti, imbocca via Ippodromo per arrivare a casa. Un’ora più tardi, purtroppo, Federico Aldrovandi è riverso a terra privo di vita; sul corpo ha 54 tra lesioni e lividi provocati dai colpi feroci di quattro poliziotti: ma questo, la sua famiglia e il mondo intero, hanno rischiato di non scoprirlo mai.
Sono passati anni e di tutta questa pagina nera di violenza, bugie e silenzi, restano di sicuro molte coscienze scosse, ma anche il coraggio di una famiglia spezzata che non si è stancata di lottare contro le ingiustizie, affinché ciò che è accaduto a loro non si ripeta.
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