Federica Fontana era una figura importante per l’archeologia italiana. Professoressa di Archeologia greca e romana all’università di Trieste, ha curato lo scavo della famosa domus dei Putti danzanti di Aquileia. Fontana è morta a soli 61 anni il 19 maggio 2024, dopo una lunga malattia. Adesso il suo nome è legato anche a una causa molto rilevante per le famiglie omogenitoriali italiane: il Tribunale di Trieste, con una sentenza diventata definitiva oggi, l’ha riconosciuta madre a tutti gli effetti delle bambine avute da sua moglie Emanuela Murgia, 46 anni. Figlie che Fontana non aveva potuto riconoscere in vita, perché la legge ancora non glielo consentiva. È la prima volta che succede, ma è l’ennesimo caso in cui i giudici sono dovuti intervenire per supplire alla mancanza di una norma che tuteli i figli di due madri, rendendoli uguali a tutti gli altri.
Il riconoscimento è arrivato dopo un procedimento avviato dalla sua vedova, in base a una cosiddetta «azione di stato», che si fa di solito per chiedere il riconoscimento della paternità. «Per me è stato un modo per portare a compimento qualcosa che avremmo voluto fare insieme: un grande motivo di vita, di fronte a una perdita così grande» dice ora Emanuela Murgia.
