Una studentessa di 23 anni della Sapienza, Veronica, questa mattina – lunedi’ 16 marzo – ha iniziato un sit-in davanti al Ministero della Giustizia, per protestare contro la mancata organizzazione del voto ai fuorisede per il referendum sulla Giustizia di domenica 22 marzo e lunedi’ 23 marzo. Brandendo un cartello e qualche libro, la studentessa ha letto la lettera che ha scritto al Presidente della Repubblica: ""Signor Presidente, da stamattina sono davanti al Ministero della Giustizia con un cartello in mano. Non e’ una protesta rumorosa, sono semplicemente qui a chiedere, come cittadina, di poter esercitare il diritto fondamentale in una democrazia: votare. Vengo da un paesino molto piccolo, e dove spesso il senso della partecipazione civica e’ molto lontano. Sono venuta a Roma a studiare e come tanti ragazz e ragazze della mia generazione studio e lavoro contemporaneamente. Non sono un’eccezione, siamo centinaia di migliaia di lavoratori fuorisede. Oggi mi trovo di fronte ad una scelta che non dovrebbe esistere in un paese democratico: scegliere se tornare a casa per Pasqua, o per votare. Per partecipare a questo referendum dovrei pagare piu’ di 140 euro tra treni e spostamenti. Questo significa che il diritto di voto diventa un diritto condizionato dalla disponibilita’ economica. Io continuero’ a studiare e a lavorare per questo Paese, ma la democrazia passa anche per un gesto piu’ semplice: una scheda, una matita e una voce. Nessuna cittadina dovrebbe scegliere tra tornare a casa per abbracciare la propria famiglia e tornare a casa per essere ascoltata dalla propria Repubblica."
