Secondo l’ufficio per la protezione della Costituzione, il partito sarebbe ostile alle legge fondamentale e ai valori del Paese
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Alternative für Deutschland continua a sfidare la logica politica tedesca: travolta da scandali a ripetizione, definita un pericolo per l’ordine costituzionale, eppure stabilmente ai vertici delle intenzioni di voto. I sondaggi più recenti la accreditano intorno al 26%, quota che, in un sistema frammentato come quello tedesco, la collocherebbe virtualmente sulla sedia del cancelliere, davanti ai partiti che hanno retto per decenni la Repubblica federale.Nel frattempo, le inchieste si accumulano. La vicenda che ha coinvolto Maximilian Kraus, uno dei parlamentari più conosciuti, ha riportato al centro dell’attenzione i rapporti con la Cina: un suo stretto collaboratore è risultato essere una presunta spia di Pechino. Anche un altro esponente di punta, Jan Grass, è stato indagato, mentre su un parlamentare noto per il suo profilo identitario si addensano accuse ricorrenti di aver utilizzato slogan riconducibili al lessico delle SS naziste. Sullo sfondo, alcune figure di AfD (così come di altri partiti della destra liberale) si sono spinte a “rivalutare” il comportamento delle forze armate del Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale, riaprendo un fronte storico e morale che in Germania si riteneva chiuso.Resta poi il caso, ancora irrisolto sul piano politico, della riunione di Potsdam, nella quale esponenti dell’estrema destra tedesca e di altri gruppi radicali discussero di una strategia di “remigrazione”: non solo il rimpatrio forzato dei migranti, ma anche il trasferimento nei Paesi d’origine di cittadini tedeschi di origine straniera. Un progetto che ha alimentato il dibattito sul confine tra radicalità politica e violazione dei principi fondamentali della Costituzione.Proprio su questo terreno si è mossa la lunga indagine dell’Ufficio per la protezione della Costituzione. Secondo le sue conclusioni, AfD sarebbe un partito apertamente ostile alla Costituzione, ai suoi valori e alla dignità dei cittadini tedeschi. La procedura è in corso, il partito ha presentato ricorso e lo spettro di un possibile bando – un azzeramento clamoroso, senza precedenti per una forza oggi teoricamente prima nel Paese – resta un’ipotesi discussa ma altamente sensibile, sia giuridicamente sia politicamente.L’ultimo capitolo riguarda la Russia. In Turingia, uno dei Länder dell’est dove AfD è primo partito, il deputato regionale Ringo Pullmann è finito al centro delle polemiche dopo aver presentato 47 interrogazioni su temi delicati per la sicurezza nazionale: dal rilevamento dei droni ai movimenti dei trasporti militari diretti in Ucraina attraverso il territorio del Land. Un mosaico di informazioni che, messo insieme, può offrire un quadro prezioso per gli analisti di Mosca. Non a caso, il ministro dell’Interno della Turingia ha accusato esplicitamente Pullmann di agire nell’interesse di Vladimir Putin, definendolo di fatto una spia al servizio del Cremlino.I rapporti, più o meno trasparenti, tra AfD e la Russia sono da tempo sotto osservazione. Ma nel dibattito pubblico tedesco si incrociano due linee di cautela: da un lato la necessità di vigilare su possibili interferenze straniere e derive estremiste, dall’altro il timore di una “caccia alle streghe” che finisca per trasformare AfD in un partito-martire agli occhi dei suoi elettori. Perché il nodo centrale, riconosciuto dagli stessi avversari politici, resta il vuoto che questa formazione è riuscita a occupare: uno spazio lasciato scoperto dai partiti “costituzionali” – cristiano-democratici, socialdemocratici, liberali e Verdi – incapaci di dare risposte convincenti alle paure di una parte consistente dell’elettorato, soprattutto nei Länder dell’ex Germania Est.È in questo vuoto che prospera la narrazione di AfD, una miscela di identitarismo, ostilità verso l’immigrazione, revisionismi storici e diffidenza verso l’Europa, capace di trasformare scandali e procedimenti giudiziari in prova della propria “diversità” rispetto al sistema. La crisi, ancora una volta, è prima di tutto politica: riguarda la capacità delle forze tradizionali di recuperare consenso e di ricostruire una rappresentanza credibile per chi oggi si rifugia nella protesta radicale.
