Il 19 luglio ricorre il 34esimo anniversario della strage di Via D’Amelio in cui persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e 5 agenti della scorta. Un attentato mafioso segnato da depistaggi e ombre.
Come la presenza del capitano dei carabinieri Arcangioli, immortalato in una fotografia sul luogo della strage nell’atto di prelevare la ventiquattrore di Borsellino da cui sparirà la famosa agenda rossa.
“La strage di Via D’Amelio è una strage chiusa" – spiega a Confidential il magistrato Alfonso Sabella, di cui neanche un ex boss di cosa nostra come Santino Di Matteo, coinvolto nei preparativi della strage di Capaci, saprebbe nulla. Anche se una vecchia intercettazione tra Santino e la ex moglie sembrerebbe smentire questa versione.
“L’hanno fatta i fratelli Graviano”, ribadisce Di Matteo, “I telecomandi glieli abbiamo dati noi”.
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