Alla guida del «9», quel 27 febbraio, Pietro M. era stato al telefono (comportamento vietato durante il servizio) con il collega a cui aveva dato neanche un’ora prima il cambio. Pare per raccontargli di quel dolore al piede, dovuto a una botta presa mezz’ora prima, durante le operazioni di discesa dalla rampa di un passeggero in carrozzina. Con l’amico tranviere è rimasto al cellulare per tre minuti e 40 secondi. E — soprattutto, per ricostruire nel dettaglio la dinamica del deragliamento — la chiamata sarebbe iniziata meno di quattro minuti prima dello schianto terrificante contro il palazzo all’angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto.
