L’addio ai Mondiali di Leo Messi, in lacrime. Ci mancherà
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Il secondo titolo mondiale della Spagna è arrivato in modo meritatissimo. La finale con l’Argentina ha avuto una storia emotiva, perché nei minuti di recupero del secondo tempo supplementare lo sforzo estremo dei vecchi campioni ha prodotto un paio di buone occasioni per pareggiare il vantaggio di Torres e andare ai rigori. Ma sarebbe stata un’assurdità perché al di là della sfera emotiva non c’è stata storia dal punto di vista tecnico: lo straordinario palleggio della Spagna ha costretto l’Argentina a difendersi e basta, senza mai trovare la via per una sortita se non appunto nei minuti finali, quando l’assenza di un domani rende ogni rincorsa l’ultima, e l’emozione può giocare un brutto scherzo a chi si trova in vantaggio. Non è giusto dire che all’atto conclusivo è mancato Leo Messi; è mancata la capacità della squadra di connettersi al suo fuoriclasse, di trovarlo nelle rare occasioni in cui la palla non era di proprietà degli avversari. Ma abbiamo già raccontato i mille rivoli nei quali l’Argentina è stata costretta a disperdere e sue energie: Capo Verde e Svizzera l’hanno mandata ai supplementari, Egitto e Inghilterra erano avanti fino a pochi minuti dalla fine, e certe rimonte costano tantissimo. L’Argentina si è presentata a New York ormai vuota, ha perso per strada mezza difesa, e nel gioco dei cambi in gran parte obbligati Scaloni non ha concesso nemmeno un minuto a Lautaro Martinez: un errore anche a prescindere dall’espulsione di Enzo Fernandez.In ogni caso, quando definiamo meritatissima la vittoria della Spagna è anche al suo percorso che guardiamo: Portogallo, Belgio, Francia e Argentina sono una serie che esalta chi è stato capace di superarla, fra l’altro con cifre tecniche impressionanti e un numero – quell’1 alla voce gol subiti in 8 partite – eccezionale. A dimostrazione che una squadra portata al possesso palla e al gioco offensivo non deve necessariamente concedere in fase difensiva. La Spagna ha vinto anche perché aveva davvero due squadre, e lo si è visto proprio in finale, quando l’assist è stato firmato da Nico Williams, un cambio, il gol da Ferran Torres, un cambio, l’altra occasione è stata fallita di un soffio da Merino, un cambio, la palla è stata tenuta da Pedri, un cambio, il baluardo finale sugli attacchi estremi dell’Argentina è stato Eric Garcia, un cambio. Ne hanno tanti perché ne fanno giocare tanti, e questo ce lo dobbiamo segnare perché per noi che siamo in crisi la questione è fondamentale.L’altra faccia della finale di ieri è stato l’addio ai Mondiali di Leo Messi, che dopo aver ricevuto la medaglia del secondo posto non ha resistito alle lacrime. Prima dell’inizio del torneo ci chiedevamo quanto vero Messi resistesse ancora nel suo serbatoio, a 39 anni e dopo il trasferimento in un calcio meno stressante e meno visibile. Dopo otto partite giocate in questo modo, la risposta non può che essere: tanto. Non abbastanza per rivincere il titolo, ma questa è un’impresa riuscita due volte in cent’anni, e Messi ne ha realizzate molte altre. E quindi non sappiamo ancora esattamente cosa farà, ma sappiamo assai bene quello che ha fatto. Ci mancherà.