I giovani sono così bravi e preparati che a un certo punto se ne vanno via. Anzi, peggio: è un bene, per loro, che se ne vadano via. Gli inglesi, che amano le abbreviazioni, lo chiamano ‘expat’. Sta per expatriation, ovvero un trasferimento momentaneo per motivi di lavoro o di carriera. Nulla di definitivo, quante storie. Solamente che l’expat, in genere, interviene nel momento più importante e produttivo della carriera di un lavoratore o un professionista. L’alternativa, quella che i cavalieri del lavoro mettono in pratica ogni giorno nelle loro aziende, è l’impegno costante nel valorizzare e far crescere il capitale umano, con l’impegno costante a concretizzare un pezzetto di sogno americano o europeo anche nelle città e nella provincia italiana. Chiederemo esperienze, metodi, nodi da sciogliere e pareri ai protagonisti del secondo panel del convegno dei Cavalieri del lavoro in programma a Firenze.
