Se stasera il Porto batte in casa l’Alverca, nono nell’attuale classifica, torna campione del Portogallo
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Erano i primi giorni di settembre e la stagione era appena iniziata quando chiesi un’intervista a Francesco Farioli, neo-allenatore del Porto. Ci organizzammo via zoom, e alla fine della chiacchierata Farioli, che aveva parlato dal terrazzo di casa, voltò lo schermo per farmi ammirare l’oceano. Oporto è un luogo che ha qualcosa di magico ed estremo, un confine del mondo che non smette di denunciare, nel calcio e non solo, le prevaricazioni da parte della matrigna Lisbona. La capitale.Sono passati otto mesi da quella fugace visione dell’Atlantico, e Farioli è arrivato dove progettava di arrivare fin da settembre. Mancano tre partite, e il Porto ha sette punti di vantaggio. Se stasera batte in casa l’Alverca, nono nell’attuale classifica, torna campione del Portogallo quattro anni dopo l’ultima volta. Tutto pronto per la festa allora? Piano. C’è un ultimo muro da scalare, e siccome è invisibile nessuno può dirsi tranquillo.L’anno scorso Farioli, che allenava l’Ajax in Olanda, si trovò in una situazione molto simile, ma nove punti di vantaggio a cinque gare dalla fine non gli bastarono per vincere il titolo. Il sorpasso da parte del Psv si concretizzò al penultimo turno, al culmine di uno scenario da incubo fatto di gol sbagliati e subiti in coda a interminabili recuperi. Nell’intervista Farioli, pur assumendosi le responsabilità di un simile crollo sul traguardo, fece capire che i preparativi per la grande festa avevano inciso sulla concentrazione dei giocatori. Un’ingenuità che quest’anno certo non verrà ripetuta. Anche perché da Lisbona continuano a evocare lo scenario olandese dell’anno scorso, augurandosi una replica: per quanto distante, il Benfica soprattutto – che ha superato lo Sporting nel computo degli scontri diretti – è ancora aggrappato al sogno di un sorpasso in extremis, e quando si parla di squadre allenate da José Mourinho è bene non dare nulla per scontato.Questa di Oporto è la terza dimostrazione di valore che Farioli, che ha 37 anni, ha dato nei campionati esteri. La prima fu due anni fa a Nizza, quinto posto e qualificazione all’Europa League con lo sfizio di una vittoria per 3-2 in casa del Paris St.Germain. C’è stato poi il già raccontato secondo posto in Olanda a un punto dal Psv; per capire il contesto, quest’anno l’Ajax è quarto a 23 punti dallo stesso Psv ancora campione. Ora viene il Porto, dove l’ex allenatore André Villas Boas, da due anni presidente, l’ha voluto a tutti i costi. E a gennaio, decisamente soddisfatto per i risultati, ha prolungato il contratto di Farioli al 2028 inserendo una clausola di rescissione da 15 milioni se qualche club di Premier – si è parlato del Chelsea – meditasse una mega-offerta come quella che portò Rubén Amorim, tecnico dello Sporting Lisbona, sulla panchina del Manchester United. Farioli è il giovane allenatore più seguito da Aurelio De Laurentiis, ma la portata della clausola esclude sviluppi italiani a breve scadenza. E in ogni caso, oggi Farioli non ci pensa: al Porto restano da fare tre punti in tre gare, ma ha tutte le intenzioni di vincere il titolo stasera, al primo match-point.
