La strada tra negozi antichi e nuovi marchi, tra flusso di turisti «che consumano tutto» e la volontà di resistere: «Ma di residenti non ce ne sono proprio più»
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Via Porta Rossa stringe i denti e resiste. Questa strada del centro storico fiorentino, a differenza di molte di quelle nei dintorni, riesce i qualche modo a mantenere una propria identità storica, ma non è facile. Resistono negozi fiorentini come Eredi Chiarini, l’edicola di Alessandro, l’argenteria Pampaloni, la merceria Quercioli, il Caffè Le Logge. Non c’è quel tipico rumore di trolley che si confonde al frastuono delle comitive attorno al Duomo. Ma ultimamente, da quando i bus turistici sostano in piazza Vittorio Veneto, da queste parti c’è più passaggio. E arrivano nuovi marchi internazionali come Wolford, Samsonite, Soeur. E quindi la strada resta in equilibrio precario tra il vecchio e il nuovo, tra l’antico e il moderno, tra l’autentico e il super commerciale. Si chiama Porta Rossa perché, racconta lo storico Giovanni Villani, qui c’era «una postierla chiamata Porta Rossa, che ancora a’ nostri tempi ha ritenuto il nome». In sostanza, qui c’era una piccola porta d’accesso ai camminamenti per le guardie di ronda. Storia a parte, ecco il presente. Racconta bene la situazione Carlotta Chiarini, che gestisce il negozio storico fiorentino Eredi Chiarini. «È dura resistere nella Firenze che cambia – dice – Non a caso fino a qualche anno fa eravamo in via Roma, ma siamo venuti via perché non c’erano più negozi autentici e abbiamo scelto via Porta Rossa». Accanto a Eredi Chiarini c’è la merceria Quercioli, nella cui insegna c’è scritto “Casa fondata nel 1895”. Il titolare Stefano Goggioli racconta che ci sono ancora tanti clienti fiorentini e italiani che vengono qui ma i clienti stranieri sono diventati la maggioranza e quindi: «abbiamo variato un po’ la merce di vendita rispetto a qualche anno fa». Un esempio: dopo che una rivista dei paesi nordici ha fatto un articolo sulla maglieria intima di seta e lana, il negozio ne ha intensificato la produzione e la vendita. E se qualcuno è speranzoso per il presente e il futuro della via, è decisamente più scettico l’edicolante, uno degli ultimi in quest’area del centro. «Prima il mio chiosco era una specie di presidio sociale dove le persone si fermavano e parlavano di sé stessi, della città, della Fiorentina. Adesso tutto questo non c’è più perché sono spariti i residenti e al posto delle abitazioni ci sono gli Airbnb». E infatti sono pochissimi i fiorentini che si fermano a comprare il giornale. Non a caso, da edicola pura il chiosco si è trasformato in edicola e vendita di souvenir. E poi c’è il signor Pampaloni dell’omonima argenteria, proprio all’inizio della strada, a due passi da via Tornabuoni. Lui non sembra pessimista: «Il turismo? Non è un problema se non snatura le botteghe storiche. Noi siamo ancora qua». E qua, a pochi passi di distanza dall’argenteria, c’è anche l’ormai noto Rooster Cafè, specializzato in brunch americani dove il menù all’esterno è in inglese e sopra c’è scritto «Thirsty?».LE ALTRE PUNTATEIn via dei Cerchi sopravvive il pescivendolo, l’ortolana, il lampredottaio e la miniaturista: «Il rione non c’è più ma noi non ce ne andiamo» (qui il video)Via Por Santa Maria e le cinque botteghe superstiti in mezzo a «caramellerie» e money exchange (qui il video)Viaggio nel «mangificio» di via dei Neri, dove dieci botteghe non se ne vanno (qui il video)Via del Corso e l’identità perduta: tra casalinghi, antiche osterie e (troppi) turisti (il video)