Ci sono casi in cui le scelte diventano obbligate. E nessuna dichiarazione Isee può raccontarle fino in fondo, soppesarle per quelle che sono, tenerle nel giusto conto. La fotografia di una famiglia – se scattata dall’ottica dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente – rischia, allora, di essere parziale, di lasciare al buio dettagli che dettagli non sono, di non catturare bisogni dai quali, invece, non si può fuggire.
Nino Bucci e sua moglie Silvia Battini nel 2011 hanno lasciato Milano per Sesto San Giovanni, si sono allargati, si sono trasferiti in una casa con una stanza da letto in più e un secondo bagno. Hanno dovuto farlo: "Quella camera e quel bagno sono ad uso dell’operatrice socio-sanitaria e della badante" spiega lui. Quel trasferimento e quello spazio in più non sarebbero stati necessari se a Silvia, nel 2009, all’età di 39 anni, non fosse stata diagnosticata la Sla. Non sarebbero servite né l’operatrice socio-sanitaria né la badante, anzi le due badanti: sì, ce n’è una seconda, pronta a subentrare in caso di assenza di una delle due colleghe. "Fino al 2009 – racconta Nino – mia moglie lavorava 60 ore a settimana". Adesso, a causa della Sla, Silvia ha bisogno di essere assistita 24 ore su 24. Ma quello che è un bisogno del tutto normale, in casa Bucci, da quattro anni a questa parte, è invece diventato un problema. Ed è successo proprio quando si è deciso di guardare a questa e ad altre famiglie attraverso la lente dell’Isee.
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