L’Arsenal vince con Arteta perché ha saputo aspettarlo

di Furio Piccione

L’Arsenal vince con Arteta perché ha saputo aspettarlo

| giovedì 21 Maggio 2026 - 11:27

In Italia non sarebbe mai successo

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La vittoria dell’Arsenal in Premier League 22 anni dopo l’ultima volta contiene molti aspetti romantici, a partire dalla gioia che immaginiamo in Nick Hornby. Il grande scrittore inglese raccontò nell’indimenticabile Febbre a 90° il suo amore per l’Arsenal e soprattutto il dolore di un tifoso per una formazione che vince così di rado, ma anche per questo ti suscita un affetto di straordinaria intensità. Naturalmente i tempi sono cambiati, e il fan che 22 anni fa andava ad Highbury con i panini fatti in casa nello zaino oggi convive fra le poltroncine dell’Emirates col turista che ha pagato l’hospitality e sorseggia lo champagnino. Ma l’amore calcistico è una bestia dura a morire, e non ho dubbi che le imprese di Bukayo Saka e Declan Rice abbiano acceso in Hornby e nei suoi milioni di confratelli lo stesso entusiasmo dei tempi di Henry e Bergkamp.Quando si parla delle differenze tra la Premier e la Serie A, il primo argomento è logicamente la distanza economica fra i due mondi. Vorrei qui segnalarne un secondo, che il titolo dell’Arsenal ben rappresenta, ed è la programmazione: la capacità che diverse proprietà – non tutte – hanno di stilare un programma a lungo termine e di pazientare durante il percorso se non tutto fila liscio. Nella fattispecie l’allenatore dei Gunners, il basco 44enne Mikel Arteta, venne ingaggiato a Natale del 2019, debuttò proprio il 26 dicembre pareggiando sul campo del Bournemouth. Curiosità: un pari sullo stesso terreno, ma del Manchester City, gli ha consegnato il titolo martedì sera. Ma torniamo ad Arteta: per la sua chiamata fu decisiva l’esperienza maturata al Manchester City come secondo di Guardiola, e la conoscenza dell’ambiente visto che Mikel aveva chiuso proprio all’Emirates la carriera da giocatore. Arteta subentrò alla 19esima giornata a Ljungberg, che a sua volta aveva sostituito Unai Emery alla 14esima. Prese l’Arsenal all’undicesimo posto e lo portò all’ottavo. Dei campioni d’Inghilterra di oggi trovò soltanto due ragazzi, gli attaccanti esterni Saka e Martinelli, e diede loro due maglie da titolare. In quella squadra, per intenderci, c’erano giocatori che sarebbero venuti a chiudere la carriera in Italia come Mkhitaryan, Kolasinac, Pablo Marì e talenti al tramonto come Mesut Ozil. L’anno dopo Arteta fece acquistare l’attuale coppia centrale di difesa, Gabriel Magalhaes e Saliba, più una stella che pareva perduta al Real Madrid, il norvegese Odegaard. L’Arsenal arrivò ancora ottavo, ma nessuno si sognò di congedare Arteta, che nel 2022 salì al quinto posto, e dal 2023 all’anno scorso è arrivato tre volte secondo. Può darsi che il gruppo americano padrone del club sia stato qualche volta tentato di cambiare cavallo durante questi anni di attesa, ma non l’ha fatto. Anzi, ha dotato il suo manager di tutto ciò che gli sarebbe potuto servire – e parlo di materiale umano costosissimo, dai 100 milioni per Declan Rice ai 150 fra Eze e Gyokeres della scorsa estate – per proseguire lo sviluppo della squadra e suo personale: arrivato come discepolo di Guardiola, oggi il suo calcio è ben diverso. Ma soprattutto oggi Arteta è campione d’Inghilterra e finalista di Champions. Complimenti a chi ha saputo aspettarlo, in Italia non sarebbe mai successo

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