Il Manifesto di Mussolini

di Jack Sentenza

Il Manifesto di Mussolini

| domenica 06 Giu 2021 - 00:01

6 giugno 1919 – Sul Popolo d’Italia viene pubblicato il Manifesto dei Fasci italiani di combattimento, atto programmatico di Benito Mussolini in base al quale molti italiani si avvicineranno al nascente Partito Fascista.

Redatto al Circolo dell’alleanza industriale, il Manifesto sviluppa temi enunciati tre mesi prima in piazza San Sepolcro a Milano, talmente rivoluzionari che persino il Partito Comunista, nel 1936, si dichiarerà pronto ad abbracciarli. I punti del programma saranno tutti disattesi dal regime fascista.

Ecco lo sviluppo avuto dal programma durante la dittatura:

  • Diritto di voto alle donne e ai 18enni – Durante il ventennio resterà in vigore la legge elettorale del 1918, che dava diritto di voto ai soli cittadini maschi e di età maggiore di 21 anni.
  • Rappresentanza proporzionale – Dal 1929 il voto assumerà forma plebiscitaria: si potrà votare solo Sì o No per approvare la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio del Fascismo.
  • Abolizione del Senato e convocazione della Costituente – Il Senato non sarà mai abolito e resterà in vigore lo Statuto Albertino, che verrà oltretutto ignorato in diverse occasioni, come per le leggi sulla libertà d’espressione, l’istituzione del Tribunale speciale e le leggi razziali.
  • Proletarizzazione e sindacalizzazione della gestione delle industrie – Con le “leggi fascistissime” del 1926, i sindacati verranno sciolti; sarà riconosciuto giuridicamente il solo Sindacato nazionale fascista. Con il Codice Rocco del 1930, saranno aboliti il diritto di sciopero e tutte le altre forme di lotta sindacale.
  • Politica estera in “pacifica competizione” con gli Stati stranieri – La politica economica nazionale evolverà in senso nazionalistico e protezionistico; il colonialismo si tramuterà in imperialismo con la Guerra d’Etiopia del ‘35.
  • Espropriazione parziale delle ricchezze e sequestro dei profitti di guerra – Oltre a non effettuare alcun esproprio, la politica economica fascista andrà incontro alle volontà delle grandi industrie e dei latifondisti, con il già citato protezionismo ed il salvataggio di banche e industrie per mano dello Stato.
  • Sequestro dei beni ecclesiastici – Con i Patti Lateranensi del 1929, non solo i beni della Chiesa resteranno tali, ma la Città del Vaticano verrà pure esentata da tasse e dazi doganali, ricevendo oltretutto un indennizzo di 1 miliardo e 750 milioni di lire per le terre perdute con l’Unità d’Italia.
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