Dalle 5.30 di questa mattina, il polo Electrolux di Forlì è diventato il cuore di una mobilitazione che coinvolge circa 600 persone tra dipendenti e personale dell’indotto.
La protesta, scattata davanti ai cancelli di viale Bologna e via Zignola, nasce dalla notizia shock di 400 tagli previsti solo nello stabilimento forlivese, con la totale dismissione del settore piani cottura. A livello nazionale, il piano di ristrutturazione del gruppo è ancora più pesante, con 1.700 esuberi su un totale di 4.000 addetti.
Le voci raccolte durante il presidio raccontano di una preoccupazione che unisce le generazioni: dai giovani che temono di non avere più una “baracca” da mandare avanti, ai lavoratori storici che denunciano il rischio di una delocalizzazione mascherata da riorganizzazione aziendale.
La paura diffusa è che, svuotando progressivamente la produzione diretta per concentrarsi solo sul marchio, si finisca per condannare l’intero stabilimento alla chiusura definitiva, con effetti devastanti su tutto il tessuto economico della città.
Le istituzioni hanno risposto con un fronte comune. L’assessore regionale Giovanni Paglia e il sindaco Gian Luca Zattini si sono schierati al fianco dei lavoratori, definendo la decisione aziendale “irricevibile” e un pericolo per il futuro industriale del Paese.
Mentre oggi pomeriggio i sindacati porteranno la vertenza in Consiglio comunale, lo sguardo è già rivolto al 25 maggio, data in cui il Governo ha convocato azienda e parti sociali per cercare una via d’uscita a una crisi che minaccia di mettere in ginocchio Forlì.
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