La rubrica "Un centimetro alla volta"
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Sono iniziati questa notte i playoff Nba, il percorso a eliminazione diretta che verso metà giugno ci dirà qual è la squadra di pallacanestro più forte d’America, e per traslato del mondo. Sono partite in 16, scremate dopo un interminabile stagione regolare che ne ha eliminate altre 14, fissando le posizioni nella griglia dei playoff. Comincia un altro mondo, quello che vale la pena di seguire se il vostro tempo è limitato, e non avete fatto le notti bianche da ottobre ad aprile per vedere partite con in palio un fattore campo nei playoff in più o in meno. Da adesso si fa sul serio, nel senso che chi vince avanza e chi perde va a casa. Ogni serie si gioca al meglio delle sette partite, dunque ne devi vincere quattro per qualificarti al turno successivo. Nel caso non foste così appassionati da saperlo, il titolo arriva dopo aver prevalso in quattro serie e l’ultima, le Nba Finals, riguarda sempre la miglior squadra dell’Ovest contro la migliore dell’Est.E adesso stop alle istruzioni per l’uso, che si concludono con i favori del pronostico per Oklahoma, campione in carica e vincitore della regular season. Ma la storia da copertina è un’altra e riguarda Victor Wembanyama e la sua ambizione di vincere il titolo alla prima apparizione nei playoff, obiettivo difficilissimo ma non impossibile. O almeno non più improbabile che nella cintura di Parigi, poco più a nord della reggia di Versailles, nascesse un ragazzo destinato ad alzarsi fino a 224 centimetri, figlio d’arte visto che entrambi i genitori sono stati atleti, straordinariamente dotato dal punto di vista tecnico considerata l’altezza così fuori dal comune, ma che lui gestisce benissimo. Victor è stato la prima scelta dei San Antonio Spurs nel 2023, nella sua prima stagione Nba ha vinto il premio per il debuttante dell’anno, nel 2024 ha guidato la Francia alla medaglia d’argento olimpica, e quest’anno ha portato San Antonio al secondo posto a Ovest nella regular season. È un giocatore talmente speciale da essersi meritato la definizione di unicorno, l’animale mitologico che usiamo per indicare le start-up più innovative, quelle che creano in breve un mercato che nessuno sospettava potesse esistere. Qualcosa di così raro che tutte le scelte successive della franchigia texana – e qui vorrei ricordare il suo faro di decenni, il grande Gregg Popovich, che purtroppo è stato male ma appena può si fa portare in palestra a vedere i suoi ragazzi – dicevo le scelte successive sono state ispirate alla presenza di Wemby. Un pivot in grado di tirare da tre punti con la massima naturalezza, un difensore eccezionale come testimonia la media di tre stoppate a partita, un uomo squadra che nei playoff dovrà alzare il suo tempo di gioco – 29 minuti nella stagione regolare, nei playoff dovrà aggiungerne 10 – nella speranza che il suo fisico, comunque delicato e a 22 anni ancora in fase di sviluppo, regga lo sforzo. La scorsa estate, consapevole di doverci lavorare ancora per recuperare da una trombosi alla spalla, Wembanyama ha passato dieci giorni in Cina, nel monastero Shaolin, dove si è allenato senza pallone ma attraverso il Kung-fu, la meditazione e una dieta vegana, con alcuni strappi confessati. Stasera inizia il suo cammino nei playoff contro Portland e l’unicorno, beh, è il mio animale preferito.
