Vingegaard star del Giro. Il bell’errore di Pellizzari

di Furio Piccione

Vingegaard star del Giro. Il bell’errore di Pellizzari

| sabato 16 Mag 2026 - 14:28

La prima tappa del Giro d’Italia

Guarda il video su Corriere: https://video.corriere.it/un-centimetro-alla-volta-vingegaard-star-del-giro/b02c3020-1dab-4283-8a7d-10cb68052xlk

La prima tappa molto impegnativa del Giro d’Italia, l’ascesa del tenebroso Blockhaus, ha emesso il verdetto che tutti ci aspettavano: il danese Jonas Vingegaard, due volte vincitore del Tour de France e grande star di questa edizione del Giro, è il più forte di una corsa che difficilmente gli sfuggirà. Vingegaard è scattato a poco più di cinque chilometri dal traguardo, nel tratto in cui la salita si faceva più dura, ce ne ha messo un altro per restare da solo, e da lì ha pedalato verso la cima con suprema leggerezza, senza preoccuparsi di infliggere punizioni troppo dure ai suoi avversari. Il canadese Gall, che si era staccato subito, è venuto su col suo passo chiudendo in rimonta ad appena 13 secondi. Il duo della Red Bull Hindley e Pellizzari, accompagnato da O’Connor, si è buscato poco più di un minuto. La sorprendente maglia rosa, il giovane portoghese Eulalio, ha speso metà del suo capitale: tre minuti. Gliene restano altri tre su Vingegaard, in realtà ben lieto di lasciargli, con la maglia, la responsabilità di gestire la corsa. In questo modo risparmierà la sua squadra, e sono tutte energie che gli torneranno utili nell’ultima settimana.Oltre alla vittoria di Vingegaard, però, del tappone di ieri va segnalato un errore che ci riempie di speranza, ed è una contraddizione presto spiegata. Quando il danese è partito, non uno scatto secco ma una micidiale progressione nel tratto in cui la pendenza era del 15 per cento, la grande promessa del nostro ciclismo Giulio Pellizzari gli è andato dietro, e per circa un chilometro ne ha tenuto il passo. È stato un errore tattico, perché nelle gambe di Pellizzari non c’è ancora quel ritmo, e il fuorigiri è stato puntualmente pagato: una volta persa la ruota del fuoriclasse, Pellizzari è andato un po’ alla deriva, lasciandosi scavalcare dall’astuto Gall – lui sì salito dall’inizio col suo passo – e salvato in definitiva dall’arrivo dell’altro capitano della Red Bull, l’australiano Hindley, nella scia del quale ha poi pedalato fino al traguardo. È stato un errore tattico, un gesto di presunzione, ma anche una splendida manifestazione di orgoglio, l’ambizione di testarsi ai massimi livelli. Nelle vene dei campioni scorre sangue, non acqua, e il sangue chiama la ribellione, la reazione, il desiderio di misurarsi. È per questo che in quel chilometro la resistenza di Pellizzari è stata entusiasmante, e l’espressione di Vingegaard, che si voltava molto spesso, perplessa fino all’attimo in cui se l’è scrollato di dosso. Giulio ha 22 anni, che nel ciclismo è quasi un età bambina, l’anno scorso ha finito il Giro al sesto posto, quest’anno punta dichiaratamente al podio, e magari a un successo di tappa. Lo stiamo caricando di molte aspettative perché è dai tempi di Vincenzo Nibali che non abbiamo un corridore per cui tifare nelle grandi corse a tappe. L’errore di ieri ci aiuta a pensare che lo stiamo trovando.

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