«Tra sabato e domenica ci hanno aggiunto a una chat Telegram. Si chiamava 17 ottobre qualcosa…».
Chi vi ha aggiunto?
«Non ho idea».
Cosa dicevano?
«Di andare in manifestazione perché costa tutto troppo. Poi hanno iniziato a postare altri messaggi. Dovevamo solo andare in Duomo perché loro rompevano le vetrine e noi potevamo prendere le scarpe Nike e le felpe, e anche le biciclette da Decathlon».
È un reato, lo sai?
«Io sì. Ma la presentavano come una cosa tranquilla. Come se il reato fosse solo di chi spaccava le vetrine e non di chi prendeva la roba».
Ci fai leggere la chat?
«Scomparsa domenica sera. Ci hanno eliminato e non la vediamo più nei telefoni».
Vent’anni, egiziano, a Milano fin da bambino, di giorno muratore, iscritto al Politecnico per costruirsi una vita migliore, famiglia di lavoratori, abitava a Baggio, ora vive fuori città. La chat di Telegram è stata un’esca. Una miccia. Arraffare, fare casino. Essere protagonisti d’un evento. Dietro la Milano saccheggiata c’è anche quel richiamo piovuto sabato sera nei telefonini.