La Firenze che resiste: in via dei Cerchi sopravvive il pescivendolo, l’ortolana, il lampredottai…

di Furio Piccione

La Firenze che resiste: in via dei Cerchi sopravvive il pescivendolo, l’ortolana, il lampredottai…

| venerdì 31 Luglio 2026 - 11:27

Tante le attività storiche che hanno chiuso nella strada tra piazza Signoria e il Dumo, invasa ormai dai turisti eppure…

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Una modista, un torrefattore di caffè, un ottico, una cartolaia. Qui, nel pieno centro di Firenze, a due passi da Palazzo Vecchio, dove c’erano le storiche attività commerciali, oggi si respira tutta un’altra aria. E tutti loro non ci sono più. Sta per aprire il grande fondo di Tezenis, spadroneggia Leonardo Shoes con le sue scarpe, lampeggiano i cartelli con su scritto “Pizza”, sui campanelli sempre più Cin che raccontano la fuga dei residenti e la stabilizzazione degli affitti brevi.

Via dei Cerchi, cuore del centro storico di Firenze, sempre meno pulsante di fiorentinità. L’obiettivo è resistere, resistere, resistere. E adeguarsi al mercato che cambia. Strada incastonata tra piazza Signoria e piazza Duomo, è molto gettonata dai turisti, che passano da qui a piedi seguendo bandierine, oppure in bicicletta dondolando insicuri. Si sente parlare inglese, cinese, coreano, russo, in questa strada dal sapore dantesco-hollywoodiano. Però Sauro il pescivendolo ci tiene a sfoggiare l’autenticità di questo luogo. È qui da 32 anni e qui vuole restare: «Non è così semplice – dice mentre pulisce i molluschi – perché ci sono sempre meno residenti. Ma qualcuno rimane, sono l’unica pescheria nel centro storico e quindi per comprare il pesce buono vengono tutti da me». E allora anche lui si adegua e i suoi cartelli informativi sono scritti anche in inglese. Daniela, la storica ortolana di via dei Cerchi, ha ereditato il locale di frutta e verdura dal babbo. E adesso ci lavora il figlio: «Siamo qui da settant’anni, ma la strada è cambiata, adesso ci sono molti più turisti, la clientela non ci manca, ma si è perso il rapporto con le persone, si è perso il senso del rione». Sulle pareti ci sono le foto di Carlo Conti, Leonardo Pieraccioni e tanti altri che sono passati da qui. E poi c’è Johnny dei Maledetti Toscani, altra icona della strada. Sulle pareti ci sono le maglie viola di Astori e Rui Costa. C’è la foto di Antognoni. «Io ci tengo alla fiorentinità, ci tengo a fare il panino col lampredotto». Resistono i clienti fiorentini, che sono i lavoratori del centro. Ma ovviamente i turisti sono in aumento. E allora, se questo posto trent’anni fa era una latteria, adesso si è trasformato in una specie di panineria. Resiste anche Fulvia, l’artista della miniatura, la storica tradizione di decorare e illustrare a mano libri, codici e grandi corali liturgici con piccole pitture di grande dettaglio, usando colori brillanti: «Siamo rimasti gli unici a Firenze a fare una cosa del genere». Ha ereditato il negozio dal padre, e anche lei ha cambiato la clientela: «Sempre più turisti, spesso mordi e fuggi che non hanno tempo e voglia di capire cosa c’è dietro a questa arte così specifica».
Accanto a via dei Cerchi c’è via Dante Alighieri, sotto la targa della strada c’è la gelateria Bella Italia, dove le tipologie di dolci in vetrina, un po’ pacchiane ma assai in voga dai turisti, sono scritte rigorosamente in lingua straniera: Waffle, Trilece, Crepe.

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