La morte di Giorgio Ambrosoli

di Jack Sentenza

La morte di Giorgio Ambrosoli

| sabato 11 Lug 2020 - 00:01
La morte di Giorgio Ambrosoli

“Anna carissima […] qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto […] Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi” (Giorgio Ambrosoli)

11 luglio 1979 – A Milano, l’avvocato Giorgio Ambrosoli viene ucciso da un sicario ingaggiato dal finanziere Michele Sindona. Cinque anni prima, Ambrosoli era stato nominato commissario liquidatore della Banca di Sindona, con il compito di esaminare gli intrecci tra alta finanza, politica, massoneria e Cosa Nostra.

Il finanziere era già stato segnalato alle autorità italiane dall’Interpol, nel lontano 1967, per il riciclaggio dei proventi di Cosa Nostra americana provenienti dal traffico di stupefacenti, ricevendo come risposta che non c’era riscontro di alcuna attività illecita. In stretti rapporti di collaborazione con lo IOR (l’Istituto Vaticano che amministra i beni della Chiesa) e con la DC andreottiana (poco prima del crac, Sindona venne salutato come “salvatore della lira” dallo stesso Andreotti), le “fortune” del finanziere iniziarono a rovesciarsi nel ’71, ma la Banca d’Italia era intervenuta a salvare le sue banche nonostante le indagini pendenti sulle sue attività.

Ambrosoli, nominato commissario dopo il crack della Banca Privata Italiana, portò alla luce la trama delle articolatissime operazioni che Sindona aveva intessuto, con innumerevoli irregolarità nelle scritturazioni contabili e la connivenza di diversi pubblici ufficiali. L’avvocato era divenuto inizialmente oggetto di pressioni e di tentativi di corruzione, con lo scopo che non svelasse i loschi intrecci e dichiarasse la buona fede della bancarotta: se ciò si fosse verificato, lo Stato Italiano avrebbe dovuto sanare gli scoperti e Sindona avrebbe evitato ogni coinvolgimento penale e civile. Ambrosoli non cedette ma, nonostante cominciasse a ricevere serie minacce di morte, non gli venne accordata alcuna protezione da parte dello Stato. Poteva contare solo sul sostegno di Paolo Baffi, Governatore della Banca d’Italia, e di Mario Sarcinelli, capo dell’Ufficio Vigilanza, entrambi però messi fuori gioco qualche mese prima dell’omicidio.

Giorgio Ambrosoli viene ucciso a sole due settimane dal controfirmare la sua relazione; nessuna autorità pubblica presenzia ai funerali, ad eccezione del Governatore Paolo Baffi. Sindona morirà invece avvelenato in carcere.

Su Ambrosoli, Giulio Andreotti troverà il modo di dichiarare: “Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici; certo è una persona che, in termini romaneschi, se l’andava cercando”.

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